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  LaCaccia [ ]
         

La violenza dei media consiste non tanto nel rispecchiare la brutalità del mondo quanto nell'abituarci a convivere con essa. La ferita della vista si rimargina subito: ma qualcosa in noi si indurisce, si spegne. La violenza dei media è la consuetudine con l'atrocità, è la normalità dell'orribile, è la familiarità con la morte. Papa Wojtyla ha ribadito la più scomoda delle verità "moderne": l'idea di progresso si è definitivamente consumata e con essa la percezione della tecnica come motore dell'emancipazione umana. Ogni volta che la tecnica aspira a diventare Dio, a non porsi più limiti, mostra tutta la sua violenza.  Nulla più incute paura, questa è la violenza più tragica.


16 settembre 2006

Sì!

Riemergo dal furore del Fantacalcio solo per dire che è meraviglioso vedere i propri commenti cancellati dal blog tenuto da un fascistello. È davvero meraviglioso.




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15 settembre 2006



Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!


Visto che oggi sarà sport nazionale, anch’io dico la mia sulla Fallaci.

L’ultima Fallaci, quella post 11/9 era odiosa. Si può dire anche se è morta vero? Speriamo di sì. Io comunque ho letto tutti i suoi pamphlet, e non vi ho trovato nessuna risposta, e nessuna domanda posta bene. Solo una vomitata di odio, un’indignazione infantile, come se l’Occidente fosse intoccabile da tutto e tutti. Di più, vi ho riscontrato uno spiccato egocentrismo, cristallizzato in quel continuo sbandierare fatti personali alla vista del lettore impiegato. Riguardo a tutta la questione che quelle torri hanno sollevato, che è poi la questione della nostra epoca, la scrittrice mi sembrava peccare di arroganza, di sicumera, e forse anche di violenza. Pochi concetti, tutti mascherati da qualche espediente formale e una bile tracotante nella penna.

Zero.

Solo la lettera sul referendum sulla fecondazione assistita mi è piaciuto, ma probabilmente solo perché io condividevo parte dei concetti –sempre in modo così nevrastenico- espressi.

Poi c’è la Fallacci pre 11/9. Quella è degna di tutto l’ammirato rispetto di questo mondo, meriterebbe che il giorno dei suoi funerali ogni occidentale –e non- per bene la ricordi con commozione, dedicandogli tutto il tempo libero disponibile. Romanzi bellissimi come “Un uomo” e “Insciallah”, le interviste ai potenti della storia, i fatti di Città del Messico 1986 in cui lei tra l’altro se ne uscì piena di mazzate, le cronache di guerra e tanto ancora. Una donna libera, assolutamente libera, ancora puramente innamorata dei suoi valori, delle idee che ogni mattina la mandano avanti. Il punto è che lei c’era. Sul campo, vedeva, osservava, giudicava, si infuriava. I piedi piantati nel terreno, lei stava lì e raccontava agli altri quello che vedeva. Stava alla frontiera, ma rimaneva giornalismo d’autore il suo. Tagliente e interessante, deciso e non arrogante, mai fazioso, mai violento.

Oggi tutti la ricorderanno per “La rabbia e l’orgoglio” e gli altri saggetti. Questo è il vero peccato dell’intera faccenda.




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14 settembre 2006

90s

Ma cominciamo coi 90s. E cominciando coi 90s non si può che tornare nel 1989. Storia, quella con la S maiuscola. Storia quella di avvenimenti anche assai positivi, che chiudono una decade e ne cominciano un’altra, la nostra.

Punto primo: a Berlino cade il muro. Hai detto niente. Il crollo firma la fine di un’epoca, quella dei due blocchi divisi, opposti e aggressivi. I berlinesi corrono e si abbracciano, gli abitanti della parte est della città scoprono l’esistenza di stick deodoranti da applicare sotto le ascelle. Con quei tubetti di plastica scoprono tutto un intero mondo: il nostro.

La Germania torna unita, il traffico tra i due blocchi sarà presto liberalizzato, vivaddio.

Poi: è Natale, e il popolo romeno si fa un regalo bellissimo. Giustizia Ceausescu, un feroce tiranno. Al potere da quei 3 decenni, Ceausescu era piuttosto indipendente dallo strapotere centralista dell’URSS. Obbediva perché non era scemo, ma non chinava la testa. Fece sua la vecchia idea del culto della personalità, disseminando la sua immagine per tutta la Romania. Tra l’altro fece di Bucarest una delle città più brutte d’Europa.

Questa di Natale 1989 è l’ennesima rivolta-rivoluzione dei paesi del blocco orientale, trovatisi ormai tutti vittime della loro paradossale esistenza. Quasi tutti gli Stati (Bulgaria, Cecoslovacchia e Polonia) sono arrivati alla svolta senza spargimento di sangue, in modo pacifico, la Romania è l’unica eccezione. Ma la verità di quei mesi –giunti proprio 200 anni dopo le ghigliottinate in quel di Parigi- era palese: il blocco orientale non solo aveva fallito, ma era venuto a trovarsi in una posizione –dal punto di vista filosofico, oserei- illogica. Non aveva più senso, era assurdo. Era come il dramma di Beckett, con quei 2 che dicevano: “Andiamo.” “Sì, andiamo.” E poi stavano fermi. Infatti, il crollo. Spesso perché mancavano le fondamenta.

Ultimo: Piazza Tien-an-men. Proteste degli studenti contro la corruzione dilagante e contro i metodi repressivi del regime. Urla, rivendicazioni, grandi ideali. Poi la solita, immancabile gragnuola di mazzate. Tremila morti (come l’11/9 per fare proporzioni). Di questo brutale eccidio rimane solo la ferma condanna delle democrazie occidentali e quella formidabile foto.




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14 settembre 2006



Che cosa hanno fatto i posteri per me?


È tempo di uscire allo scoperto.

Diciamolo, io adoro gli anni 90. Perché ci sono cresciuto, perché son proprio belli e perché proprio li adoro. Adoro anche gli 80, ma quello è un altro discorso. La morale è che ne parlerò abbastanza spesso, di ogni cosa ce io ritenga degna di nota. Quindi a presto su sta cosa. Ok.

Poi andate a sto link che c’è bella roba:
http://www.youtube.com/watch?v=ObVxM-KOZKo

Se non vi piace, assicuratevi di avere ancora un cuore che pompa sangue ossigenato nelle vostre vene. Poi, Riotta al tg1 è una scelta che mi piace molto. Più di Mimun. Poi, dopo l’ottimo esordio in campionato l’Inter ha perso in Champions, mentre il Milan ha vinto. Il mio pronostico è che passeranno entrambe, poi vedremo. Purtroppo il mio adorato Celtic ha perso, tra l’altro. E pure il Real. A ben pensarci, ho visto turni di Champions migliori.




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13 settembre 2006

Basta.

Vado, lo ammazzo e torno.

http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/economia/alitalia3/alitalia3/alitalia3.html

 

Smettetela di dare soldi all’Alitalia, ha il verme solitario. Che fallisca, diosanto.




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13 settembre 2006



Chi non desidera la morte del proprio padre?

Questa del Dosto lascia un pò lì, nè?

Comunque. Torno su Fahrenheit. Il problema è il format. Un documentario, giusto. Il punto è che il documentario dev’essere una carrellata di spunti, di informazioni, di documenti. Una roba che parla di un problema, e che alla fine risponda a qualche domanda, ma che alla fine ne suscita anche altre. Sto giro Moore (che con “Bowling a Colombine” ha realizzato un vero gioiello) si è perso. Troppi riempitivi, troppe scene inutili. La polemica faziosa e pretestuosa sul Patriot Act e sui casi più esasperati creati dalla suddetta legge. Le domande ai parlamentari sull’invio dei loro figli a combattere la guerra in Irak. E, mi ripeto, la madre che legge l’ultima lettera del figlio, poi morto in guerra. Roba che nemmeno a Studio Aperto.

D’altra parte si sofferma poco sulle cose davvero importanti: le elezioni del 2000 vinte da Bush, quelle sì che puzzano lontano un miglio. I report falsi sulle armi di distruzione di massa. Se vuoi attaccare Bush, non puoi perderti nelle troppe vacanze che faceva, nelle cavolate che diceva (bellissima la battuta, riferita a Saddam, “Non dimentichiamoci che quell’uomo voleva uccidere mio padre”) o altro. Aggiungi un po’ di parodia, ma perdi in credibilità.

Era dichiaratamente uno spottone anti-Bush, e Bush quelle elezioni poi le ha stravinte.

          Adesso che ci penso il film è uscito 2 anni fa. Io ne parlo oggi. E vabbè.




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13 settembre 2006

Fahrenheit 9/11

We don’t need no water, let the motherfucker burn.

Alla fine l’ho visto, e mi è piaciuto ma non più di tanto. Comunque poi sono andato in un sito a vedere che se ne diceva, e mi sono imbattuto in commenti politici, perlopiù. Poi, non so come né tanto meno per quale motivo, un tizio ha rinfacciato a un altro che “voi di sinistra avete dato la grazia a Bompressi.” E allora Mambo.

Link: http://www.filmscoop.it/film_al_cinema/fahrenheit911.asp#a258929_1

Cosa migliore del film il tono ironico e la verità (conosciuta, ma pur sempre verità) della guerra fatta dai poveri e disoccupati: the poor people.

Cosa peggiore: diverse parti inutili e la vigliaccata della mamma che legge l’ultima lettera del figlio dall’Irak.




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12 settembre 2006

Ah!

Oggi torno e faccio il giornalista.

Ieri al tribunale di Milano un bambino ha beccato due che stavano a ffà robba, direbbero a Roma. Preliminari, ma non le udienze.
Alonso ha detto che Schumacher è il gran filbustiere di tutti i filibustieri.
In Portogallo è scoppiato “Pelotapoli”. Scandali pallonari.
La guerra santa dell’islam è contro Dio. L’ha detto un signore che pare sia infallibile.
In Yemen sono morti in 50 allo stadio.
Fra poco comincia Fahreneit 9/11.




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4 settembre 2006

Cazzo, è morto.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200609articoli/10118girata.asp




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4 settembre 2006



Non siamo i primi, spero non saremo gli ultimi.



Back from Rock in Idro. Io ci andavo per vedere Gogol Bordello, Babyshambles e Pennywise.

I Gogol hanno dominato. Fuori di testa, sgangherati, atipici, contaminati. Uno show spettacolare, reso memorabile dalla presenza scenica del cantante, un animale da palcoscenico.

I Baby non c’erano perché il cantante era ancora rinchiuso in clinica.

I Pennywise li vedevo per la terza volta, ma li vedrei ancora domani sera. Hardcore melodico d’alta scuola, classe da vendere e un’energia fulminante. Pogo selvaggio ma spazioso. Han fatto qualche cover (“Blitzkrieg Bop” dei Ramones è sempre fantastica) e un paio l’han fatta cantare a gente di gruppi esibitisi prima. Bellissima idea, se non fosse stato che a cantare “Minor Threat” dell’omonimo gruppo (una pietra miliare nella storia della musica punk-hardcore, nonché uno dei gruppi preferiti dei Pennywise) si è presentato un tizio non so che di gruppo che non sapeva la canzone. I Penny han dovuto fermarsi e Fletcher gli fa: “entra quando te lo dico io!” Lui fa: “Ok!” Ricominciano, Fletcher gli fa il segno e questo in pratica non sapeva il testo. E quel poco che lo sapeva lo cantava male. Figuraccia, solo fischi per lui. E Jim che fa: “Questo è quello che succede quando un ubriacone canta una canzone straight edge!”  Poi a “Bro Hymn” (the pit went off) sul palco c’era un casino spaventoso, sono corsi a decine per fare macello e per salutare i grandi Penny.

 

Poi c’erano pure i Buzzcocks. Il cantante è basso, ha la panza e pochi capelli in testa. Il chitarrista sembra Little Tony, solo più sfigato. Il bassista se non veniva era uguale. Il batterista era una new entry, presumo. È quello che succede quando i grandi gruppi punk giocano a fare le vecchie glorie. Però il concerto in generale ci stava.

 

Poi boh, c’erano puttanelle di un sito a mostrare le bocce e a pubblicizzare un sito, un matto che si è messo a cantare una canzone demenziale sul palco, mangiafuoco con pantaloni leopardati e tatuaggi dei Ramones, i Punkreas con uno show quasi decente, un tipo che seduto nel prato da solo era concentrato su un libro pieno di schemi e formule, tamarri, 16enni stronzetti e tutto il resto. Bel concerto, in generale.




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